La Tomba di Hetepheres

Erano da poco iniziate le ricerche nel cimitero est di Giza, il 2 febbraio 1925, uno dei fotografi che facevano parte della spedizione americana, piazzando il cavalletto della macchina presso l'angolo nord-est della piccola piramide settentrionale, scoprì incidentalmente un ammasso di gesso che nascondeva l'imboccatura di uno scavo ostruito da pietre squadrate.

Era l'ingresso a una galleria: scavata nella roccia, questa iniziava con dodici gradini e, dopo qualche metro, finiva in un pozzo riempito di detriti. A sette metri di profondità fu rinvenuta, nella parete ovest, una nicchia murata contenente un cranio e tre ossa di toro, avvolte in una stuoia di canne, insieme a due recipienti per il vino. Alcuni resti di carbone trovati davanti al recesso fecero pensare che si trattasse di un'ultima pietosa offerta funeraria incensata con il fumo di un legno fragrante. 

L'8 marzo, a 26 metri apparve verso sud il soffitto di una camera sepolcrale. Si può immaginare quale sia stata la sorpresa degli archeologi quando, attraverso una piccola breccia, scorsero il chiarore dell'oro, sparso sul suolo e appena offuscato dalla patina del tempo. Dieci mesi dopo, verso la fine di gennaio 1926, la camera fu aperta definitivamente.

Un sarcofago di alabastro, che occupava il lato est e il pavimento era ricoperto da migliaia di frammenti d'oro e d'intarsi: caduti dal decomposto mobilio di legno accatastato, essi erano mescolati ai vasi di varie misure, fogge e altre suppellettili.

Autore Nova
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