La Piramide di Chefren

La Piramide di Chefren, dunque, ricoperta nella parte bassa con granito rosso e grigio proveniente dalle cave di Assuan, raggiungeva effettivamente in origine un'altezza inferiore a quella del padre; ma, poichè fu costruita a sud-ovest di questa, su una parte di altipiano più elevata, il divario di altezza si è progressivamente ridotto a soli 75 cm, essa dà attualmente l'impressione di essere più alta della sua vicina.

Molto nota in epoca antica con l'epiteto di "Chefren il grande", durante l'età cristiana fu alquanto messa in ombra dalla sua maggiore "sorella", tanto che non ebbe mai un particolare rilievo nelle narrazioni dei vari viaggiatori ed esploratori.

Quando Caviglia, nel 1817, scoprì la camera ipogea della Grande Piramide, fece anche dei tentativi intorno a questa di Chefren, della quale sperava di trovare l'ingresso ancora ignoto. Ma il successo doveva arridere a un altro strano e pittoresco personaggio della storia dell'archeologia egiziana, il già menzionato G. B. Belzoni.

Belzoni suppose che l'ingresso dovesse trovarsi all'incirca alla stessa altezza di quello della Grande Piramide, iniziò con il ripulire il lato nord dall'ammasso di pietre e detriti che coprivano anche buona parte della facciata.

Dopo aver scoperto un cunicolo scavato dai ladri, che si rilevò troppo pericoloso, il 2 marzo individuò i tre blocchi di granito che chiudevano l'ingresso principale. Lavorando tre giorni arrivò all'estremità di un corridoio discendente, rivestito in granito rosso, dove trovò la strada sbarrata da una saracinesca sollevata solo in parte dal suolo. Belzoni trovò alcune ossa di bovino e alcune iscrizioni.

Autore Nova
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