La Gallia Belgica

La Belgica occupava la zona che si estendeva lungo le Ardenne e i Vogsi, comprendendo pertanto gran parte del Belgio attuale, della Bretagna e della Francia di nord-est, oltre che al Granducato del Lussemburgo. Come giustamente rilevò Cesare nel De bello gallico, la regione presentava dunque diverso sostrati culturali.

Nel 51 a.C., quando Cesare lasciò definitivamente la Gallia, le regioni che formavano il Belgio attuale erano apparentemente sottomesse. Infatti, tra il 54 e il 51, tutte le tribù che abitavano quest'area erano state distrutte o disperse dalle truppe romane.

La provincia era divisa in un certo numero di civitates, che spesso corrispondevano alle circoscrizioni territoriali delle antiche tribù, talvolta con piccole modifiche. Poichè nel periodo iniziale non esistevano ancora delle vere e proprie città, nella Belgica si ripetè ciò che è avvenuto nel resto della Gallia: l'oppidum più importante di ciascuna civitas ne divenne il capoluogo.

Nonostante il potenziamento della rete stradale, gli agglomeramenti urbani erano pochi e isolati gli uni dagli altri, mentre nelle campagne si continuava a vivere secondo le vecchie usanze del periodo dell'indipendenza gallica. Tra le città gallo-romane, portate alla luce dagli scavi archeologici, non ve n'è alcuna che risalga con certezza a un periodo antecedente al regno dell'imperatore Claudio. Anche la Belgica, come le altre province galliche, fu istituzionalmente creata da Augusto.

Autore Nova
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