Il Tempio di Antas

Un'altra importante conquista dell'archeologia sarda è l'identificazione delle divinità venerate nel tempio punico e quindi romano che sorge nella vallata del rio Antas, tra i monti dell'Iglesiente.

Le strutture del tempio erano già note del secolo scorso: nel 1839 il generale ed erudito piemontese A. Ferrero, conte di Lamarmora, fece rilevare una pianta dell'edificio e la inserì nel suo Voyage en Sardaigne. In seguito il monumento subì gravi devastazioni per opera degli scavatori clandestini, che usarono persino le mine.

I lavori di restauro, avviati dalla Soprintendenza alle antichità di Cagliari nel 1966 e concluse nel 1976, hanno permesso non solo di ricostruire il pronao del tempio romano, ma anche di individuare le precedenti fasi puniche.

L'edificio s'innalza su un alto podio ed una scalinata conduce al pronao, che presenta quattro colonne sulla fronte e due sui lati. Questo immette in una cella pavimentata in mosaico a tessere bianche, con un motivo quadrangolare in tessere blu al centro. Sul muro di fondo si aprono due porte, precedute da due vaschette per le abluzioni rituali, che immettono nel penetrale (il recesso interno più sacro), costituito da due piccoli vani non comunicanti.

Dall'iscrizione latina sull'architrave della fronte sappiamo che il tempio fu ricostruito dall'imperatore Caracalla e che era dedicato al Sardus Pater.

Autore Nova
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