I templi di Elura scavati nella roccia viva

Elura o Ellora fu visitata per la prima volta da un europeo alla fine del XVII secolo, quando Jean Thévenot, attratto dalla fama di quella località così difficile da raggiungere, decise di recarvisi per completarne la descrizione. 

L'antiquario non poté sostarvi per più di due ore, ma riuscì egualmente a rendersi conto della grande importanza storica e artistica di Elura. Thévenot, prese rapidamente alcune misurazioni, né si dimenticò di fissare la sua attenzione sul Tempio di Kailasanata, di cui descrisse i tre corpi distinti, la copertura piramidale e i gruppi scultorei, compreso un idolo con la testa grossa come un tamburo.

Elura, dunque, è costruita da un insieme di templi scavati nella roccia in una parte lunga quasi due chilometri, che si sono succeduti o modificati a partire dal II secolo d.C. E' un complesso di trentaquattro grotte e monumenti monolitici, divisi fra le diverse comunità religiose che popolavano questi luoghi.

Ma il tesoro più prezioso dell'arte rastrakuta di Elura è rappresentato dal Tempio di Siva Kailasanata. Si tratta di un complesso scavato nella roccia sia all'esterno sia all'interno e vi si accede per mezzo di una gopura, il portale monumentale che sostituisce il torana. Questo conduce a un ponte che permette all'accesso a un piccolo mandapa contenente l'immagine scolpita del toro Nandi, cavalcato dal dio Siva.

Autore Nova
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