I pacchi per la Befana Fascista

Non molti sono a conoscenza della nascita di questa festività tutta italiana; nel lontano 1927, a Buenos Aires (Argentina), l'"Associazione lavoratori fascisti all'estero" creò una raccolta di doni, di qualsiasi entità, da destinare ai bambini poveri.

L'allora Segretario del Partito Nazionale Fascista Augusto Turati, giornalista e campione di scherma, ispirandosi a quanto avvenuto nella capitale argentina, decise l'anno successivo di istituire la "Befana Fascista". Questa giornata destinata alle famiglie non abbienti ebbe un grande consenso popolare (dei 600.000 pacchi distribuiti nel 1930, si aggiunsero i 1.243.351 pacchi del 1931) rafforzata anche dal fatto che la giornata era vissuta come un momento di unione tra le classi sociali. La raccolta e la distribuzione capillare era destinata a tutte le organizzazioni del Fascismo; dalle organizzazioni di donne e di giovani del regime, tra cui i Fasci Femminili e l'Organizzazione Nazionale Dopolavoro.

Esemplare, come testimoniato dall'avvocato Giorgio Magnarini, la cerimonia svoltasi alla Casa del Fascio di Bologna, dove, tra i gerarchi in divisa, le mamme aventi diritto alla fruizione dell'iniziativa popolare portavano i loro pargoli a ritirare i pacchi-regalo (divisi fra maschietti e femminucce) contenenti bambole, macchinine, fumetti, giocattoli e dolciumi. Nel 1930 il successivo Segretario del P.N.F la rinominò "Befana del Duce", personalizzandola sulla figura del Duce Benito Mussolini, ma, durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana, nel 1943, riprese il nome originale.

Una festività tanto acclamata in Italia ai giorni d'oggi della quale, ai più, sono ignote le origini.

Autore pieroaldi
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